Botulino, come funziona l’antidoto: dove si trova

08/08/2025

(Adnkronos) –
L’antidoto per i casi di botulismo, come quello utilizzato nei pazienti colpiti da intossicazione in Calabria dopo il consumo – è l’ipotesi – di un panino salsiccia e broccoli, acquistato in un food truck a Diamante, “è un antidoto che viene fatto all’estero e che compra lo Stato italiano perché fa parte della Scorta nazionale strategica degli antidoti e dei farmaci. Scorta che è nata nel 2001, dopo gli attacchi alle Twin Towers” del World Trade Center di New York, “per le problematiche di terrorismo. Noi” del Centro Antiveleni Maugeri Pavia “siamo i tecnici di questa scorta e la seguiamo, la gestiamo. Siamo una sorta di ‘centralino’, l’unico punto di risposta medica per l’utilizzo di antidoti che fanno parte di questa scorta nazionale”. A spiegare all’Adnkronos Salute cos’è l’antidoto in questione e come funziona il meccanismo di gestione di questi delicati prodotti è Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni e tossicologico Maugeri Pavia.  

Si tratta di “frammenti anticorpali contro la tossina botulinica (un pezzo, dunque, non tutto l’anticorpo). Quando somministrati questi frammenti entrano nel circolo, identificano la tossina botulinica e la bloccano, la legano, non facendola andare nel sistema nervoso centrale dove provoca i danni”. L’antidoto viene somministrato “per via endovenosa con una serie di cautele: con una certa velocità, una certa diluizione” per evitare eventuali reazioni. “C’è tutta una procedura molto delicata, a partire dalla preparazione, che si adotta per fare queste terapie”. Al di là della scorta nazionale strategica, il centro diretto da Locatelli è super specializzato ed è “l’unico ad avere tutti gli antidoti”, anche quelli che fanno parte delle dotazioni normali (come il siero antivipera), “ne abbiamo 70-80 molecole” contro “veleni animali, veleni vegetali, eccetera”.  

Il siero antibotulinico “non è normalmente disponibile nel Paese, proprio perché non è facile da trovare, non è acquistabile in piccole dosi, e quindi il ministero della Salute, nelle sue importanti funzioni centrali per lo Stato italiano, quando c’è un caso di botulismo dispone di usare questa scorta, secondo regole ferree”, illustra Locatelli. “In presenza di una diagnosi confermata dal nostro centro si dà l’indicazione per utilizzarlo” in base alla condizione del paziente e a criteri precisi “e poi si controlla, si seguono gli effetti e si valuta cosa altro fare. Questi sono pazienti gravi perché la tossina botulinica è uno dei veleni più potenti al mondo, forse il più potente al mondo fra quelli conosciuti, ed è un’intossicazione importante che richiede un trattamento precoce, rapido, mirato”. 

Per questi cluster in corso in questi giorni “siamo riusciti ad avviare tutte le cose da fare, grazie alla collaborazione di tutta la rete, compresa la mobilizzazione degli antidoti”. Antidoti che, nel caso del cluster calabrese, “sono stati fatti arrivare in fretta a Cosenza, con l’autorizzazione del ministero della Salute, dai depositi più vicini. Il sistema italiano è tutto coordinato perché poi, per muovere rapidamente gli antidoti, si muovono gli elicotteri, le prefetture, le staffette di polizia, il 118, e così via. Il meccanismo è ben rodato, super specialistico per le emergenze in campo tossicologico, e ottimale.  

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