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		<title>I logopedisti chiedono la laurea specialistica clinica</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 20:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Parlare, deglutire, fare di conto e ricordare. Sono gesti naturali, che si danno per scontati finché un ictus, un tumore, un incidente stradale o un ritardo nello sviluppo non li mette in discussione. Le stime indicano difficoltà di linguaggio o comunicazione nei bambini compresa tra il 7 e il 10 %, mentre in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; Parlare, deglutire, fare di conto e ricordare. Sono gesti naturali, che si danno per scontati finché un ictus, un tumore, un incidente stradale o un ritardo nello sviluppo non li mette in discussione. Le stime indicano difficoltà di linguaggio o comunicazione nei bambini compresa tra il 7 e il 10 %, mentre in età adulta i disturbi di comunicazione e deglutizione riguardano molti dei circa 100 mila italiani colpiti ogni anno da ictus. A occuparsene sono i logopedisti, professionisti sanitari che in ospedale, sul territorio e negli ambulatori lavorano su parola, voce, alimentazione, funzioni cognitive complesse con responsabilità cliniche sempre maggiori. Di come garantire a questa figura una formazione all’altezza si è discusso oggi a Bologna, al Zanhotel Europa, durante il 2° Congresso dei Logopedisti italiani, promosso dalla Commissione di albo nazionale dei logopedisti, a cui partecipano oltre 350 professionisti provenienti da tutto lo stivale. La richiesta che parte dalla categoria è l’avvio di una riforma che introduca lauree specialistiche cliniche per i logopedisti che già esercitano competenze avanzate, a garanzia della sicurezza delle cure.  </p>
<p>Come termine di paragone c’è la Francia, che per i logopedisti ha istituito la laurea abilitante in cinque anni: a Bologna è stata  presente la presidente della Federazione nazionale dei logopedisti francesi, Sarah Degiovani. Al confronto hanno partecipato  rappresentanti delle istituzioni, dell’università e della sanità regionale, mentre i professionisti intervenuti hanno presentato le esperienze cliniche più avanzate in età evolutiva, neurologia, oncologia e audiologia, insieme alle tecnologie digitali che rendono le cure più personalizzate e accessibili. </p>
<p>&#8220;Che la formazione sia strategica per la salute dei cittadini è un’idea ormai condivisa&#8221;, dichiara Tiziana Rossetto, presidente della Commissione di albo nazionale dei logopedisti. &#8220;Oggi si parla di salute globale, in un contesto di complessità clinica, organizzativa, epidemiologica e sociale che impegna i professionisti in un aggiornamento continuo, indispensabile per rispondere ai nuovi bisogni di salute delle persone e della comunità. Avviare una riforma delle lauree specialistiche cliniche è un impegno che la Commissione e la Fno Tsrm e Pstrp porteranno in tutte le sedi competenti&#8221;. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Giornata dell&#8217;igienista dentale: &#8220;La salute dell&#8217;intero organismo è legata a quella orale&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 20:47:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; La salute della bocca è strettamente legata a quella dell’intero organismo e investire nella prevenzione orale significa contribuire al benessere delle persone e alla sostenibilità del sistema sanitario. È il messaggio lanciato dalla Commissione di albo nazionale degli Igienisti dentali in occasione della Giornata nazionale dell’Igienista dentale, che si celebra oggi, per richiamare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; La salute della bocca è strettamente legata a quella dell’intero organismo e investire nella prevenzione orale significa contribuire al benessere delle persone e alla sostenibilità del sistema sanitario. È il messaggio lanciato dalla Commissione di albo nazionale degli Igienisti dentali in occasione della Giornata nazionale dell’Igienista dentale, che si celebra oggi, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione e sul ruolo di questi professionisti sanitari in tutte le fasi della vita. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), le patologie del cavo orale interessano quasi 3,7 miliardi di persone nel mondo (Global Oral Health Status Report, 2022). Il Global Burden of Disease 2021 indica inoltre la carie non trattata dei denti permanenti come la condizione di salute più diffusa a livello globale. Eppure, gran parte delle malattie orali può essere prevenuta o intercettata e trattata precocemente. </p>
<p>&#8220;Una bocca sana permette di mangiare, parlare, relazionarsi e vivere senza dolore. Per questo l’Oms considera la salute orale parte integrante della salute generale e del benessere della persona&#8221;, sottolinea Caterina Di Marco, presidente della Commissione di albo nazionale degli Igienisti dentali. &#8220;L’attenzione alla salute orale, la consapevolezza dell’importanza della prevenzione, l’adozione di corretti stili di vita e l’accesso universale alle cure sono condizioni indispensabili per garantire non soltanto la salute della bocca, ma anche la qualità della vita&#8221;. In uno scenario caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente diffusione delle patologie croniche, la prevenzione assume un ruolo sempre più strategico. In questo contesto, l’Igienista dentale, professionista sanitario con formazione universitaria, svolge una funzione centrale: valuta il rischio individuale di malattia, intercetta precocemente eventuali alterazioni, promuove comportamenti salutari e definisce percorsi personalizzati di prevenzione, accompagnando la persona nel mantenimento della salute orale nel tempo.Un percorso che comincia ancora prima della nascita. La gravidanza rappresenta infatti un momento particolarmente favorevole per promuovere la salute orale della madre e prevenire la carie nella prima infanzia, attraverso l’educazione alimentare, il controllo del biofilm batterico e l’acquisizione di corrette abitudini di igiene orale. </p>
<p>&#8220;Parlare di alimentazione, igiene orale e controllo del biofilm alla donna in gravidanza è già prevenzione, prima ancora che compaia il primo dentino&#8221;, spiega Di Marco. “È un percorso che attraversa le generazioni, dalla madre al bambino, dall’adolescente all’adulto, fino alla persona anziana&#8221;. Fondamentale, secondo la Commissione, è anche rendere ogni cittadino consapevole del proprio stato di salute e dei fattori di rischio, favorendo cambiamenti duraturi nei comportamenti quotidiani. &#8220;Ogni persona, se opportunamente istruita e guidata, può trovare motivazione e risorse per adottare stili di vita più salutari. Con il supporto di un professionista adeguatamente formato, la prevenzione diventa competenza sanitaria. La salute non si aspetta: si costruisce&#8221;, evidenzia la presidente.&#8221;Come Commissione di albo nazionale, in questa giornata desideriamo celebrare l’Igienista dentale, il suo ruolo e il suo contributo, ma soprattutto la prevenzione, in tutte le sue sfumature, quale strumento cardine per la salute e il benessere di ciascun individuo, per un futuro libero dalle patologie del cavo orale&#8221;, conclude Di Marco. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>West Nile, prima vittima in Liguria: 86enne muore a Genova. Bassetti: &#8220;Massima attenzione&#8221;</title>
		<link>https://www.codirp.it/adn-kronos/west-nile-prima-vittima-in-liguria-86enne-muore-a-genova-bassetti-massima-attenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 17:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; E&#8217; morto per una forma neuroinvasiva di West Nile l&#8217;uomo di 86 anni, ricoverato al Policlinico San Martino di Genova, e il cui caso era stato segnalato da alcuni organi di stampa. Lo conferma la direzione sanitaria dell&#8217;ospedale. &#8220;Il decesso è stato registrato alle 19.23 di eri, presso la Rianimazione M3 del Monoblocco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; E&#8217; morto per una forma neuroinvasiva di West Nile l&#8217;uomo di 86 anni, ricoverato al Policlinico San Martino di Genova, e il cui caso era stato segnalato da alcuni organi di stampa. Lo conferma la direzione sanitaria dell&#8217;ospedale. &#8220;Il decesso è stato registrato alle 19.23 di eri, presso la Rianimazione M3 del Monoblocco diretta da Nicolò Patroniti, dove il paziente, senza ulteriori co-morbidità, era stato ricoverato da alcuni giorni a seguito del peggioramento del quadro clinico. Era stato inizialmente preso in cura dal team della Clinica di Malattie Infettive, diretta da Matteo Bassetti&#8221;, si legge in una nota. </p>
<p> </p>
<p>&#8220;È accaduto quanto speravamo non avvenisse &#8211; sottolinea Bassetti &#8211; si tratta del primo decesso ligure di West Nile e ciò dimostra come questa infezione sia da monitorare con attenzione, tenendo presente che oggi può essere trattata solo con terapie di supporto perché non esistono farmaci specifici e vaccini per contrastarla. Va sottolineato doverosamente che questa malattia solo nell&#8217;1% dei casi può presentare forme impegnative tali da portare al decesso. Noi stiamo comunque operando per monitorare la situazione e gestire al meglio i pazienti colpiti&#8221;. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rivoluzione incretine, arrivano nuovi farmaci anti obesità che allargano azione oltre perdita peso</title>
		<link>https://www.codirp.it/adn-kronos/rivoluzione-incretine-arrivano-nuovi-farmaci-anti-obesita-che-allargano-azione-oltre-perdita-peso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 15:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Incretine, rivoluzione in corso. Dopo semaglutide e tirzepatide, arrivano nuove molecole della &#8216;famiglia&#8217;, ancora più promettenti. E si allarga il loro raggio d’azione oltre la perdita di peso: dalla salute metabolica alla salute globale con effetti diretti e indiretti che fanno guadagnare salute al cuore e al fegato, proteggono i vasi sanguigni e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; Incretine, rivoluzione in corso. Dopo semaglutide e tirzepatide, arrivano nuove molecole della &#8216;famiglia&#8217;, ancora più promettenti. E si allarga il loro raggio d’azione oltre la perdita di peso: dalla salute metabolica alla salute globale con effetti diretti e indiretti che fanno guadagnare salute al cuore e al fegato, proteggono i vasi sanguigni e il metabolismo cerebrale e impattano positivamente sulla salute riproduttiva della donna. L’evoluzione procede spedita: dalle incretine iniettive si passa alla pillola, i dosaggi diventano sempre più maneggevoli: dall’alto dosaggio al micro-dosing. Nel corso del 2026 sono arrivati nuovi dati clinici, una prima approvazione della Fda americana per le pillole Glp-1 semaglutide orale e orforglipron e risultati di fase 3 che spingono ulteriormente il limite della perdita di peso ottenibile con un farmaco. Mentre per le nuove molecole in arrivo gli effetti  &#8216;ad ampio raggio&#8217; sono supportati da dati preliminari di studi preclinici e robusti trial clinici che evidenziano l’efficacia dei vecchi e nuovi analoghi delle incretine se utilizzati precocemente come prevenzione primaria. Ne hanno parlato i maggiori esperti nazionali dell’area endocrino-cardio-metabolica, riuniti a Roma in occasione del 2° workshop 2026 dedicato a Incretine e salute metabolica: rivoluzione di cura per sovrappeso, obesità e patologie correlate, organizzato con il contributo non condizionato di Lilly. </p>
<p>Nel corso dell’incontro, i clinici delle diverse aree mediche hanno condiviso e confrontato esperienze e competenze sui benefici consolidati di semaglutide e tirzepatide, ma anche sul ruolo e la posizione che assumeranno le nuove molecole che ampliano le possibilità terapeutiche sul fronte cardiovascolare, epatico, neuro-endocrino e aprono scenari interessanti sulla neuroprotezione con un utilizzo precoce in prevenzione primaria per malattie neurodegenerative come Alzheimer e demenze. Tra i temi il mantenimento del peso raggiunto, la gestione della perdita di massa magra (muscolo) e la possibilità di trattamenti di lunga durata con strategie che prevedono la maneggevolezza dei farmaci dall’alto dosaggio al micro-dosing. Si affaccia all’orizzonte l’utilizzo in oncologia, ma va contrastato lo stigma della cura con un’informazione continua e chiara. A chiudere l’incontro, le testimonianze di due pazienti con il racconto della loro esperienza. &#8220;Tra le novità più importanti che saranno disponibili in un futuro molto vicino in Italia ci sono le pillole antiobesità e il triplo agonista retatrutide&#8221;, annuncia Andrea Fabbri, docente di Endocrinologia Università di Roma Tor Vergata.  </p>
<p>&#8220;I Glp-1 agonisti orali &#8211; continua &#8211;  sono la nuova frontiera in pillole per la cura di sovrappeso metabolico e obesità. Non hanno bisogno della catena del freddo e rispetto alle molecole iniettive hanno una buona efficacia di cura (anche se generalmente minore) e una maggiore facilità per un uso quotidiano. Retatrutide, molto atteso – aggiunge Fabbri – è un triplo agonista (GLP-1+GIP+glucagone) di tipo iniettivo su base settimanale; aggiunge alla semaglutide (solo GLP-1) e alla tirzepatide (GLP-1+GIP) una terza azione sul recettore del glucagone. Questo comporta una maggiore spesa energetica, ossidazione del grasso nel fegato con meno steatosi e una maggiore efficacia sul calo di peso corporeo. Negli studi clinici Triumph di fase 3, la retatrutide ha determinato una marcata riduzione di peso corporeo fino a -30% del peso iniziale dopo circa 2 anni di cura; a questo si è associata la riduzione delle apnee notturne, la riduzione del grasso epatico fino all’80% e la riduzione/guarigione del dolore da osteoartrite del ginocchio. Numeri di un’efficacia di calo di peso paragonabile a quelli che si hanno mediamente con la chirurgia bariatrica, con effetti collaterali modesti e sovrapponibili ai farmaci Glp-1, prevalentemente di tipo gastrointestinale e una forte aderenza alla terapia (maggiore del 90%). L’approvazione da parte dell’ente regolatorio americano Fda è attesa negli Usa per l’inizio del 2027 e si prevede che la retatrutide sarà indicata per l’obesità grave o comunque non responsiva alle altre incretine&#8221;. </p>
<p>I farmaci incretinici &#8211; secondo gli esperti &#8211; incidono su molteplici aspetti e amplificano l’azione biologica recettoriale provocata dagli ormoni enteroendocrini, azione che si esplica a livello centrale, ma anche del pancreas e di altri organi, e che crea una sorta di condizione cosiddetta di &#8216;sorveglianza metabolica&#8217; di tutto l’organismo. Gli analoghi incretinici hanno un effetto benefico su mortalità e morbilità, dovuto alla diminuzione dei valori pressori, della glicemia e dei lipidi insieme al calo ponderale e alla perdita di massa grassa che coinvolge anche il grasso epicardico con conseguente riduzione dell’infiammazione a livello cardiaco e coronarico. Questo meccanismo va ad agire sui principali fattori di rischio cardiovascolare; la conseguenza più diretta è una riduzione della mortalità per eventi cardiaci maggiori. &#8220;La riduzione degli eventi maggiori è significativa e si osserva sia nei pazienti con diabete di tipo 2 sia nei pazienti obesi con o senza diabete, dove sia la riduzione del peso sia il controllo glicemico inducono riduzione di mortalità e morbidità che è funzione del grado di rischio che è superiore al 20% &#8220;, dichiara Giuseppe Rosano, docente di Cardiologia al St. George’s Hospital, St George’s University di Londra. &#8220;Le Società scientifiche cardiologiche, infatti, raccomandano l’uso di questi farmaci come prima istanza terapeutica nei pazienti diabetici ad aumentato rischio cardiovascolare oppure dopo un evento maggiore nei pazienti diabetici e non diabetici. I farmaci attualmente disponibili sono sicuri e maneggevoli, si possono impiegare per tempi più lunghi e a dosaggi più bassi&#8221;. </p>
<p>Il fegato grasso è una grave complicanza dell’obesità. Le incretine come il Glp-1 agiscono riducendo l’apporto calorico, aumentando la sazietà e migliorando il controllo glicemico. La conseguenza è una perdita di peso che riduce il grasso viscerale, la lipolisi periferica e il flusso di acidi grassi liberi verso il fegato. &#8220;Di conseguenza, migliorando l’insulino-resistenza si riducono la steatosi e la lipotossicità e, in modo indiretto, l’infiammazione&#8221;,  dice Luca Miele, ricercatore in Medicina interna, direttore Clinica del pretrapianto di fegato, responsabile percorso Area epatopatie dismetaboliche, Fondazione Policlinico A. Gemelli Irccs, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. &#8220;Il Gip &#8211; continua &#8211;  quando viene combinato con il Glp-1, come nel caso della tirzepatide, migliora il controllo glicemico, favorisce la perdita di peso e la funzione del tessuto adiposo. Lo studio Surpass-3 ha dimostrato che la tirzepatide riduce in modo significativo il grasso epatico rispetto all’insulina degludec, insieme a una diminuzione del grasso viscerale. Ultimamente si stanno sviluppando farmaci che prevedono l’agonismo del glucagone; questo, quando si lega al suo recettore, presente anche nel fegato, stimola la beta-ossidazione degli acidi grassi e la chetogenesi, aumentando l’uso dei lipidi come fonte di energia, in pratica aiuta a utilizzare i lipidi&#8221;. </p>
<p>Tirzepatide e gli altri farmaci incretinici potrebbero avere potenziali effetti terapeutici nelle malattie reumatiche e neuromuscolari; al momento i dati più solidi riguardano l’artrite reumatoide, malattia infiammatoria spesso associata a importanti comorbidità tanto che almeno il 20-25% dei pazienti è obeso, spesso si associa a fibromialgia, ad un elevato rischio cardiovascolare, con presenza di iperuricemia e disturbi dell’umore. &#8220;Per motivi in parte ancora non chiari, probabilmente legati a meccanismi di riduzione dell’infiammazione, della proteina C reattiva, di citochine pro-infiammatorie come IL-6, i farmaci incretinici dimostrano la loro efficacia nel migliorare il quadro della patologia&#8221;, chiosa Carlo Perricone, docente di Reumatologia, Università degli Studi di Perugia. &#8220;L’efficacia delle incretine si spiega attraverso un’azione sulla riduzione del peso e del tessuto adiposo pro-infiammatorio, che produce adipochine, molecole che alimentano il circolo della flogosi e conseguente effetto benefico sulle comorbidità associate. Uno studio di fase 3 ha associato tirzepatide con un inibitore dell’interleuchina 17 (ixekizumab) e si è osservato che l’associazione migliora l’efficacia della terapia standard di psoriasi e artrite psoriasica e al contempo si ottiene una riduzione del peso nell’ordine di -17% circa, percentuale sovrapponibile ai dati di letteratura&#8221;. Il peso corporeo nella donna in menopausa tende ad aumentare a causa del calo degli estrogeni: le incretine possono avere un ruolo importante nel favorire la perdita di peso e nel migliorare anche i parametri cardiometabolici. &#8220;Dopo la menopausa, l’incremento medio è di circa un chilo all’anno, in assenza di appropriata terapia ormonale sostitutiva , che, in associazione ad un sano stile di vita, costituisce invece un grande aiuto nel mantenimento di un peso corporeo corretto&#8221;, spiega Alessandra Graziottin, docente di Ginecologia ed Ostetricia, Università di Verona. &#8220;Gli agonisti del recettore di Glp1 e Gip, detti farmaci incretino-mimetici &#8211; aggiunge Graziotin &#8211;  contribuiscono a recuperare il peso ottimale e dunque a valorizzare stili di vita più sani ottimizzando tutto il percorso di salute della donna e contribuendo ad ottenere una longevità più sana, più consapevole e più felice. Ginecologi e donne dovrebbero condividere alcuni aspetti essenziali sull’uso dei farmaci incretino-mimetici, per ottimizzare l’alleanza terapeutica tra medico e paziente&#8221;. </p>
<p>Da  dati recenti è emerso che le incretine possono rappresentare un’opportunità per intervenire in modo efficace sulle alterazioni metaboliche nelle donne con sindrome poliendocrina metabolico-ovarica  (ovaio policistico).&#8221;Uno studio pubblicato sul Journal of the Endocrine Society ha dimostrato che la tirzepatide può essere considerata una valida opzione terapeutica in donne affette da questa sindrome in sovrappeso od obese – illustra Costanzo Moretti, docente di Endocrinologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata. &#8220;L’adesione ad un programma terapeutico e nutrizionale di ristabilimento del peso, oltre ad un follow-up continuativo dei parametri di riequilibrio, comporta un significativo miglioramento della patologia multisistemica. Naturalmente, tutto questo è in accordo con le evidenze scientifiche che dimostrano come la correzione della PMOS possa avere un impatto diretto e significativo sul miglioramento della funzione riproduttiva e della fertilità. In questa direzione, utile potrà essere la disponibilità di altre molecole e soprattutto di nuove formulazioni, ad esempio l’imminente ammissione di preparati che possono essere somministrati per via orale e non più sottocutanea&#8221;. I recettori per le incretine sono presenti in tutto il sistema nervoso centrale, quindi l’utilizzo dei farmaci incretino-mimetici che comporta la riduzione di alcuni fattori di rischio – come l’infiammazione, il deposito di sostanza amiloide, l’obesità, l’insulino-resistenza – può avere un’azione neuroprotettiva molto importante, regolarizzando il metabolismo glicidico. </p>
<p>&#8220;Riguardo all’impiego delle incretine nella malattia di Alzheimer, le osservazioni al momento arrivano da studi preclinici condotti principalmente con semaglutide e dimostrano che la somministrazione di questi farmaci può ridurre i fattori di rischio evidenziando una forte plausibilità biologica nel proteggere il cervello attraverso una serie di azioni che riducono l’attivazione della microglia e la risposta infiammatoria del sistema nervoso centrale, favoriscono la stabilità dei vasi sanguigni e il recupero o il mantenimento dell’integrità della barriera emato-encefalica, migliorano l’utilizzo del glucosio a livello cerebrale, molto spesso alterato&#8221;, sottolinea Cinzia Niolu, docente di Psichiatria, Università di Roma Tor Vergata. &#8220;Le incretine agiscono sui fattori di rischio, quindi come prevenzione primaria, ma non si dimostrano efficaci sulla malattia conclamata, dimostrando le potenzialità se usate in una finestra temporale molto precedente, ovvero come possibile terapia preventiva, e non come cura. Non ci sono ancora studi clinici sull’uomo, ma solo alcuni studi osservazionali epidemiologici condotti su popolazioni con diabete di tipo 2 e/o con obesità; anche in questi casi si osserva una riduzione del rischio di sviluppare malattie neurodegenerative e disturbi cognitivi&#8221;. Tirzepatide e gli altri farmaci incretinici modificano in maniera importante la composizione corporea determinando una riduzione della massa grassa, ma anche una perdita di massa magra. Riuscire a preservare il muscolo durante il trattamento è una delle sfide, così come riuscire a mantenere nel lungo periodo il peso perso. </p>
<p>&#8220;Lo studio Surmount-1 ha dimostrato che l’uso di tirzepatide alla dose massima di 15 mg/settimana ha determinato una significativa riduzione media della percentuale di peso corporeo a 72 settimane pari al 20,9%. In uno studio condotto su alcuni partecipanti dello studio Surmount-1, in cui era stata valutata la composizione corporea mediante Dxa (assorbimetria a raggi X a doppia energia), è stato dimostrato che del peso corporeo perso con tirzepatide, circa il 75% era costituito da massa grassa e circa il 25% da massa magra&#8221; dice Marco Infante, docente di Endocrinologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, UniCamillus. &#8220;In corso di terapie con farmaci incretino-mimetici, dunque, il calo ponderale interessa prevalentemente la massa grassa, determinando un miglioramento del rapporto tra massa grassa e massa magra e, in alcuni casi, una normalizzazione di questo rapporto. Tra l’altro, la proporzione tra perdita di massa grassa e perdita di massa magra osservata con i farmaci incretino-mimetici è sovrapponibile a quella riportata con gli interventi sullo stile di vita, le diete ipocaloriche ed i trattamenti chirurgici dell’obesità&#8221;. Gli specialisti hanno approfondito anche  il tema del mantenimento del peso. Dopo la sospensione di questi farmaci, si recuperano generalmente circa due terzi del peso perso entro un anno. Inoltre, questo incremento di peso si associa ad una progressiva riduzione dei benefici cardiovascolari e metabolici ottenuti durante il trattamento. Da qui, secondo gli esperti, l’importanza di considerare i farmaci incretino-mimetici come parte di una strategia terapeutica a lungo termine, integrata in un approccio multidisciplinare e personalizzato che comprenda uno stile di vita salutare, attività fisica regolare, dietoterapia e supporto psicologico, piuttosto che come una soluzione farmacologica di breve durata finalizzata ad una &#8216;facile&#8217; perdita di peso. Riguardo alla gestione della terapia farmacologica, quello che emerge dai primi studi clinici è che mantenere l’uso del farmaco iniettivo alla massima dose tollerata o passare da formulazioni iniettive a formulazioni orali di queste molecole potrebbero rappresentare strategie efficaci per il mantenimento del peso perso nel lungo termine. L’impiego di dosi ridotte di questi farmaci potrebbe rappresentare una strategia utile per il mantenimento del peso corporeo raggiunto, in alternativa alla completa sospensione del trattamento, soprattutto nei casi in cui la prosecuzione della terapia ad alte dosi risulti difficilmente sostenibile dal punto di vista economico. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sgarbi sottoposto a tracheostomia. Il bollettino medico: condizioni stabili, migliora quadro polmonare</title>
		<link>https://www.codirp.it/adn-kronos/sgarbi-sottoposto-a-tracheostomia-il-bollettino-medico-condizioni-stabili-migliora-quadro-polmonare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 00:47:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Le condizioni di Vittorio Sgarbi, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, &#8220;si mantengono stabili&#8221;. &#8220;Nonostante il miglioramento del quadro polmonare e della microembolia polmonare occorsa, l&#8217;attuale non svezzabilità dal supporto ventilatorio ha reso necessaria una tracheostomia percutanea&#8221;, si legge in una nota del Policlinico Gemelli firmata dal professor Massimo Antonelli.  ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; Le condizioni di Vittorio Sgarbi, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, &#8220;si mantengono stabili&#8221;. &#8220;Nonostante il miglioramento del quadro polmonare e della microembolia polmonare occorsa, l&#8217;attuale non svezzabilità dal supporto ventilatorio ha reso necessaria una tracheostomia percutanea&#8221;, si legge in una nota del Policlinico Gemelli firmata dal professor Massimo Antonelli.  </p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ora solare, dalla zucca ai broccoli fino al melograno: i cibi autunnali per ritrovare l’equilibrio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 00:47:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Conto alla rovescia per l&#8217;ora solare che arriverà tra sabato 24 e domenica 25 ottobre. &#8220;L&#8217;arrivo dell’ora solare non è una semplice parentesi organizzativa da risolvere spostando indietro di sessanta minuti le lancette degli orologi, né tanto meno l’origine di ipotetici ed esagerati malesseri passeggeri. Rappresenta, al contrario, la prima vera boa di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; Conto alla rovescia per l&#8217;ora solare che arriverà tra sabato 24 e domenica 25 ottobre. &#8220;L&#8217;arrivo dell’ora solare non è una semplice parentesi organizzativa da risolvere spostando indietro di sessanta minuti le lancette degli orologi, né tanto meno l’origine di ipotetici ed esagerati malesseri passeggeri. Rappresenta, al contrario, la prima vera boa di segnalazione ufficiale che la natura ci offre per certificare un cambio di stagione metabolico. Quando il buio si anticipa e il clima comincia a virare verso il freddo, l’organismo richiede una fisiologica riorganizzazione dei propri ritmi e dei propri schemi alimentari. Continuare a mangiare come se fossimo ancora in piena estate, o al contrario cercare scorciatoie miracolose, significa ignorare i segnali con cui il corpo si adatta all&#8217;ambiente. La tavola d’autunno diventa così il principale strumento di sincronizzazione tra la nostra biologia e la disponibilità della terra, offrendo esattamente ciò che serve quando serve&#8221;. E&#8217; l&#8217;analisi per l&#8217;Adnkronos Salute dell&#8217;immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all&#8217;università Lum &#8216;Giuseppe Degennaro&#8217;. </p>
<p>&#8220;In questo scenario di transizione, la zucca e gli ortaggi a polpa arancione svolgono un ruolo fondamentale grazie al loro contenuto di beta-carotene, un prezioso alleato nell&#8217;attività di protezione delle mucose e nel rafforzamento delle barriere epiteliali, le prime a essere sollecitate dai primi sbalzi termici. Accanto a essi, il ritorno strutturato dei legumi e dei cereali integrali garantisce un apporto costante di energia a lento rilascio e di fibre prebiotiche. Questo tipo di nutrimento &#8211; riflette &#8211; non solo evita i picchi glicemici ma sostiene direttamente l&#8217;attività del microbiota intestinale, il vero centro nevralgico della risposta immunitaria e metabolica della stagione fredda. Parallelamente, la frutta a guscio tipica di questo periodo, come le noci, offre una concentrazione ideale di grassi polinsaturi e minerali essenziali tra cui il magnesio, indispensabili per sostenere la plasticità del sistema nervoso proprio quando la riduzione delle ore di luce solare stimola una diversa regolazione dei neurotrasmettitori. Sul fronte delle verdure, l&#8217;ingresso nel piatto delle crucifere — dai broccoli alle cime di rapa, fino alle verze — attiva specifiche vie enzimatiche utili alla detossificazione epatica e alla modulazione dei processi infiammatori. Infine, frutti come il melograno e i frutti di bosco autunnali completano il quadro fornendo un’intensa carica di polifenoli e sostanze antiossidanti, capaci di proteggere le cellule e favorire la biodiversità microbica intestinale&#8221;. </p>
<p>&#8220;Interpretare il passaggio all’ora solare come un&#8217;opportunità di riallineamento significa quindi abbandonare la fretta e le soluzioni artificiali per riscoprire il valore della cronobiologia applicata alla vita quotidiana &#8211; suggerisce l&#8217;immunologo &#8211; Sintonizzare i pasti con i prodotti che maturano spontaneamente in questo periodo, prediligendo cotture più calde ed evitando inutili appesantimenti serali, rappresenta la strategia più semplice e diretta per accompagnare il corpo verso la stagione fredda in perfetto equilibrio con i ritmi della natura&#8221;. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Salute: dermatologa, &#8216;caduta capelli fisiologica in autunno, shampoo? Bene anche ogni giorno&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 20:47:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Capelli sul cuscino e grovigli nella spazzola. Con l&#8217;autunno arriva l&#8217;ansia da caduta. &#8220;Un evento fisiologico legato a due fattori. Il primo è che i capelli hanno una sorta di ciclo, un po&#8217; ciò che accade agli animali che fanno la muta. Il secondo è che siamo nel periodo che segue l&#8217;estate, stagione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; Capelli sul cuscino e grovigli nella spazzola. Con l&#8217;autunno arriva l&#8217;ansia da caduta. &#8220;Un evento fisiologico legato a due fattori. Il primo è che i capelli hanno una sorta di ciclo, un po&#8217; ciò che accade agli animali che fanno la muta. Il secondo è che siamo nel periodo che segue l&#8217;estate, stagione in cui diamo moltissimi stress alla capigliatura. Ad esempio, noi utilizziamo le protezioni solari per la pelle ma siamo molto meno abituati a proteggere i capelli sia dal sole sia dalla salsedine ma anche semplicemente dal vento. Danni accumulati che poi portano a una caduta maggiore nel periodo autunnale&#8221;, spiega all&#8217;Adnkronos Salute Elisabetta Fulgione, componente della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse (Sidemast) che invita a non allarmarsi . &#8220;E&#8217; una fase stagionale. Non bisogna spaventarsi. In una settimana perdere 1.800 capelli  è la normalità, quindi se si perdono 20 capelli al giorno non ci si deve preoccupare&#8221;. Ma se il problema si protrae per oltre due mesi e la caduta è cospicua &#8220;meglio chiedere consiglio allo specialista&#8221;, continua l&#8217;esperta.  </p>
<p>In questo caso, infatti, &#8220;va capito il perché. E ovviamente le cause possono essere tantissime. Una delle più frequenti nelle donne è la carenza di ferro, la sideremia bassa. La prima cosa da fare sono quindi degli esami. Anche la vitamina D bassa può facilitare una perdita, così come un dimagrimento importante in poco tempo&#8221;.  Un altro indice da controllare è la quantità di capelli persi, se si lavano una volta la settimane e vediamo una piccola massa di capelli sulla spazzola è normale. Ma se ne vediamo tanti ogni giorno sul pettine meglio farsi controllare&#8221;, dice l&#8217;esperta che sfata il mito degli shampoo da limitare. I capelli si possono lavare tutti i giorni perché non è vero che cadono di più lavandoli spesso. Anzi. Il cuoio capelluto sporco incide negativamente sul capello. Meglio, soprattutto se si utilizzano caschi o se c&#8217;è smog, una detersione quotidiana fatta con uno shampoo delicato&#8221;. Il problema, invece, è l&#8217;asciugatura che non deve essere aggressiva &#8220;se si usa la piastra tutti i giorni non va bene. Oggi però ci sono anche i phon con calore regolabile, che permettono asciugature abbastanza naturali&#8221;, evidenzia Fulgione.  </p>
<p>E, in ogni caso, &#8220;più si tiene il cuoio capelluto pulito e più si mantiene sano. L&#8217;importante è usare i prodotti adatti al proprio capello. Se si vuole lavare tutti i giorni la testa la cosa migliore è uno shampoo delicato che lava per affinità senza stressarli. Si può usare  poi un balsamo o una una maschera&#8221;.  Oggi &#8220;si parla di più di hair care. Senza voler essere troppo estremisti è bene avere un po&#8217; di cura. Per esempio chi fa tanti trattamenti per i capelli deve avere delle attenzioni particolari perché questi interventi fanno perdere al capello alcune caratteristiche. E in questo caso saranno necessari prodotti nutrienti, al contrario chi ha un capello seborroico dovrà utilizzare altri prodotti, specifici per il problema&#8221;, conclude.  </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Factorial: &#8220;L&#8217;Ai aumenta le aspettative delle imprese ma non riduce il carico di lavoro&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 19:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Più intelligenza artificiale non significa automaticamente meno lavoro. E&#8217; quanto emerge dal Factorial business facts index 2026, la ricerca sul funzionamento delle imprese europee nell&#8217;era dell&#8217;AI, presentata oggi a Milano in occasione del Factorial Summit. Lo studio mette a fuoco i costi della disconnessione tra persone, risorse, strumenti e processi. In Italia il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; Più intelligenza artificiale non significa automaticamente meno lavoro. E&#8217; quanto emerge dal Factorial business facts index 2026, la ricerca sul funzionamento delle imprese europee nell&#8217;era dell&#8217;AI, presentata oggi a Milano in occasione del Factorial Summit. Lo studio mette a fuoco i costi della disconnessione tra persone, risorse, strumenti e processi. In Italia il 64,5% dei decision maker dichiara che l&#8217;AI ha aumentato le aspettative di performance e di output sui propri team. Allo stesso tempo, il 56,5% dei manager afferma che il carico di lavoro, proprio e dei team, è rimasto invariato o è aumentato dopo l&#8217;introduzione degli strumenti di AI; solo il 34,2% osserva una riduzione. L&#8217;AI aumenta il potenziale produttivo, ma può accompagnarsi a una maggiore pressione sulla performance. </p>
<p>&#8220;L&#8217;AI può rendere più veloci molte attività individuali, ma la produttività è un risultato organizzativo, non individuale. Se l&#8217;AI resta uno strumento in più, scollegato dai sistemi, dai dati e dai processi in cui il lavoro avviene davvero, non semplifica la vita alle aziende: alza le aspettative senza ridurre il lavoro. La sfida non è avere più AI, ma integrarla nel modo in cui le aziende lavorano. E, come azienda nata in Europa, conosciamo da vicino la realtà delle imprese europee. Per questo crediamo che non basti un&#8217;AI che conosca il mondo, ma che conosca anche la tua azienda”, commenta Nicola Laganà, vicepresidente del marketing di Factorial. </p>
<p>Una delle cause è la frammentazione degli strumenti. In Italia il 44,3% delle aziende paga almeno due software che svolgono sostanzialmente la stessa funzione, mentre il 63,8% dei manager sostiene che il continuo passaggio tra applicazioni penalizza il lavoro strategico. Cercare informazioni custodite da un altro dipartimento, riconciliare dati discordanti, ripetere attività già svolte altrove: che si tratti di chiudere il mese per la funzione finanziaria, gestire gli acquisti e i dispositivi IT o pianificare i turni del personale, la disconnessione ha un costo economico misurabile. Per un&#8217;azienda italiana di 1.000 dipendenti Factorial stima in 343.731 euro l&#8217;anno il costo del tempo perso dai manager, mentre in un&#8217;organizzazione da 250 dipendenti la perdita raggiunge 85.933 euro l&#8217;anno. Non sorprende che il 76,7% dei leader italiani ritenga che la propria azienda funzionerebbe meglio con meno strumenti software, più centralizzati. </p>
<p> </p>
<p>L&#8217;adozione dell&#8217;AI non coincide ancora con la sua integrazione nei processi. A livello europeo solo il 9,5% delle aziende dichiara che l&#8217;AI è pienamente integrata nella maggior parte dei processi, e solo il 18,5% dei leader afferma che almeno 6 dipendenti su 10 usano le capacità AI dei software aziendali per pianificare, analizzare dati, costruire report o decidere. Quando si chiede cosa aumenterebbe di più la fiducia negli agenti AI, al primo posto c&#8217;è l&#8217;integrazione nei software già in uso e ritenuti affidabili (23%), seguita dalla supervisione umana sulle decisioni importanti (22,3%). </p>
<p>Per Factorial, è proprio nel passaggio dall&#8217;adozione individuale all&#8217;integrazione organizzativa che si gioca la prossima fase dell&#8217;AI nelle imprese. L&#8217;obiettivo non è aggiungere nuovi strumenti, ma connettere persone, dati e processi, riducendo le attività ripetitive e la frammentazione e restituendo tempo alle attività in cui il contributo umano genera maggiore valore. Ed è proprio questo il ruolo di Factorial: un AI per le aziende che conosce, connette e valorizza il potenziale di ogni impresa, dale risorse umane all&#8217;amministrazione e alle operations. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>VIII congresso nazionale tributaristi, eletti per acclamazione presidenza e Consiglio nazionale ﻿</title>
		<link>https://www.codirp.it/adn-kronos/viii-congresso-nazionale-tributaristi-eletti-per-acclamazione-presidenza-e-consiglio-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 19:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; All’VIII Congresso nazionale Int &#8216;Io tributarist&#8217; 1996-2026&#8242; a 30 anni dall’idea fondativa dell’Istituto nazionale tributaristi, eletti per acclamazione presidenza e Consiglio nazionale per il triennio 2026-2029. I delegati congressuali hanno così premiato e condiviso la linea politico finanziaria associativa del triennio 2023-2026, una continuità con ampie visioni per il futuro che sarà portata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; All’VIII Congresso nazionale Int &#8216;Io tributarist&#8217; 1996-2026&#8242; a 30 anni dall’idea fondativa dell’Istituto nazionale tributaristi, eletti per acclamazione presidenza e Consiglio nazionale per il triennio 2026-2029. I delegati congressuali hanno così premiato e condiviso la linea politico finanziaria associativa del triennio 2023-2026, una continuità con ampie visioni per il futuro che sarà portata avanti dal nuovo Consiglio nazionale così composto: Riccardo Alemanno presidente, Giorgio Del Ghingaro vice presidente vicario, Giuseppe Zambon vice presidente, Salvatore Cuomo vice presidente, Edoardo G. Boccalini segretario; consiglieri: Claudio Barbieri, Davide Codello, Claudio Collaviti Mezzanel, Paola De Maio, Alessandro Della Marra, Alfredo Giampaoli, Piergiorgio Mansanta, Stefania Mazza, Tiziana Pucciarmati, Monica Tedeschi; Consiglieri aggiunti: Carmelo Arena, Andrea Cartosio, Francesco Giorgio, Giuseppina Mangione e Luca Ermanno Tironi. </p>
<p>“Ringrazio i delegati congressuali per questa dimostrazione di fiducia e di condivisione degli ideali, dei valori e degli obiettivi dell’Istituto nazionale tributaristi” ha dichiarato il presidente Riccardo Alemanno che aggiunge: “il nuovo Consiglio nazionale, come indicato nella lista &#8216;Impegno per l’Int&#8217;, è composto da professionisti capaci e con una profonda esperienza della politica associativa, ai quali si aggiungono tre nuovi componenti di indiscussa capacità professionale e che da anni condividono il percorso associativo dell’Int. Il nuovo Consiglio nazionale, di cui ringrazio tutti i componenti per l’impegno assunto, rappresenta una perfetta continuità operativa per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e una granitica coesione sulle azioni da attuare, sempre contraddistinte dallo ‘stile Int’ che ha permesso di costruire una credibilità reputazionale nel confronto con le Istituzioni e nell’accompagnare migliaia di tributariste e tributaristi nella quotidianità del lavoro degli studi professionali. Primo impegno del nuovo Consiglio nazionale sarà quello di presentare proposte emendative alla Legge di Bilancio, proposte che sono state annunciate durante l’assise congressuale e che hanno avuto il consenso dei Delegati congressuali e l’attenzione degli ospiti istituzionali”. </p>
<p>Alemanno, in relazione ai suoi 30 di presidenza, nel 1996 come presidente del Comitato promotore e dal 1997 presidente nazionale Int ha affermato : “Trenta anni sono un lungo periodo e nei giorni scorsi un’amica giornalista mi ha chiesto se non fossi stanco del peso di questo incarico, le ho risposto che il mio entusiasmo è immutato e che le tante difficoltà incontrate, non hanno fatto che rafforzare le mie convinzioni sulla necessità di modernizzare il settore professionale. Se a questo si aggiunge il valore umano delle tante persone conosciute durante questo lungo percorso, anche di quelle con le quali si avevano e si hanno visioni differenti, e la gratitudine più volte dimostrata da colleghe e colleghi, allora posso affermare che non può esserci stanchezza nell’essere presidente dell’Int, ma solo nuova energia e la convinzione di aver fatto 30 anni fa, la giusta scelta”. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Galimberti (Lice): &#8220;L’epilessia è di origine neurologica non psichiatrica&#8221;</title>
		<link>https://www.codirp.it/adn-kronos/galimberti-lice-lepilessia-e-di-origine-neurologica-non-psichiatrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gsangregorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 17:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADN Kronos]]></category>
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					<description><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; “Uno degli equivoci più frequenti nella percezione generale dell’epilessia, soprattutto da parte dei non esperti, è la falsa credenza che si tratti di un disturbo di ordine psichiatrico o psichico, ma è di origine neurologica. È noto che le persone con epilessia presentano un rischio maggiore, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare disturbi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> (Adnkronos) &#8211; “Uno degli equivoci più frequenti nella percezione generale dell’epilessia, soprattutto da parte dei non esperti, è la falsa credenza che si tratti di un disturbo di ordine psichiatrico o psichico, ma è di origine neurologica. È noto che le persone con epilessia presentano un rischio maggiore, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare disturbi psichici. Più comunemente si tratta di quadri di depressione, per i quali il rischio può essere circa tre volte maggiore, e di sindromi d’ansia. Esiste inoltre un rischio più elevato di psicosi”. Lo ha detto Carlo Andrea Galimberti, responsabile Centro per lo Studio e la cura dell’epilessia Irccs Fondazione Mondino di Pavia e presidente Lice-Lega italiana contro l’epilessia, alla vigilia della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre. (VIDEO) </p>
<p>“Il problema principale, in molti casi, è il fatto che le crisi siano imprevedibili che portano a un’interpretazione erronea dell’epilessia che può essere considerata un disturbo psichico, creando uno stigma &#8211; spiega Galimberti &#8211; Alcuni esperti ipotizzano che all’origine di alcuni problemi psichici, come depressione e ansia, le crisi epilettiche possano esserci meccanismi fisiopatologici comuni. Ci sono poi dei farmaci psicotropi, ma anche di uso comune come alcuni antibiotici, che possono abbassare la cosiddetta soglia epilettogena”. L’imprevedibilità delle crisi influenza la qualità della vita in queste persone “che possono raggiungere prestazioni di eccellenza nei campi più diversi al di fuori delle crisi, dall’ambito sportivo a quello artistico, culturale e scientifico &#8211; sottolinea l’esperto &#8211; Un tempo i farmaci anticrisi erano veramente pochi: oggi ne abbiamo una ventina con possibilità molto più ampie di costruire una strategia terapeutica adeguata alla singola persona. Abbiamo anche farmaci di nuova generazione che spesso sono ininfluenti sul piano dei disturbi d’ansia e della depressione”. </p>
<p>Iniziative promosse dalla Lice in diversi ambiti sociali “hanno evidenziato una forte disinformazione &#8211; rimarca Galimberti &#8211; Lo stigma è particolarmente importante nel caso dell’epilessia per gli equivoci che gravano sulla corretta interpretazione della malattia come patologia neurologica, al pari di molte altre: esistono crisi epilettiche che, pur essendo di breve durata, comportano manifestazioni comportamentali transitorie che possono essere equivocate per disturbi psichici”. Lo stigma può essere distinto in due componenti: quello reale, legato alla stigmatizzazione con l’emarginazione sociale, e quello percepito, cioè quello vissuto dalla persona e favorito anche da problemi psichici di ansia e depressione che la portano a ritirarsi dalla vita sociale”. </p>
<p> </p>
<p>La complessità dell’epilessia “rende necessaria una presa in carico multidisciplinare &#8211; afferma il presidente Lice &#8211; L’assistenza all’epilessia, salvo nei casi molto semplici, richiede infatti competenze diverse. Ci sono persone che hanno una prima crisi, assumono il primo farmaco e va tutto bene anche per decenni. La multidisciplinarietà diventa particolarmente importante quando emerge l’aspetto psichiatrico, uno dei bisogni più rilevati e meno soddisfatti. Purtroppo i servizi psichiatrici territoriali sono spesso oberati e, quindi, molto spesso, la collaborazione interdisciplinare tra epilettologia e psichiatria è basata sulla conoscenza personale tra colleghi”.  </p>
<p>Nell’infanzia e nell’adolescenza “è spesso lo stesso specialista che tende a farsi carico di molti aspetti &#8211; chiarisce Galimberti &#8211; Nell’adulto, invece, le problematiche sono frequentemente più complesse, anche perché i problemi psichiatrici possono assumere risvolti sociali che riguardano, per esempio, l’attività lavorativa o i percorsi di istruzione superiore. Sarebbe importante riuscire ad avere un confronto sistematico e diretto tra il neurologo esperto di epilessia e professionisti della psichiatria con competenze specifiche sull’epilessia. Non è sempre semplice, anche perché spesso il problema viene demandato al neurologo: come neurologi sappiamo trattare alcune problematiche psichiatriche con farmaci antidepressivi o antipsicotici, ma spesso sentiamo la necessità dello psichiatra. La possibilità di creare ambiti almeno bidisciplinari, con una collaborazione strutturata tra epilettologia e psichiatria, sarebbe molto utile”. </p>
<p>Lice, come società medico-scientifica, “si dedica alla formazione degli operatori &#8211; illustra l’esperto &#8211; A livello istituzionale, segue con attenzione lo sviluppo del disegno di legge, in discussione da circa 3 anni, dedicato specificamente ai diritti delle persone con epilessia e, ad esempio, alla revisione del Codice della strada, con particolare riferimento ai problemi della patente di guida e all’assunzione di farmaci che possono interferire con l’attenzione. L’epilessia è stata inserita nel Piano nazionale della cronicità e questo, sulla carta, è stato un passo avanti. Uno degli obiettivi principali è la promozione, a livello regionale, di Pdta-Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati. L’implementazione è difficile perché implica interventi organizzativi, risorse e un’attenzione esperta ai problemi. Un centro specializzato &#8211; puntualizza &#8211; deve disporre di una diagnostica esaustiva per l’epilessia, che comprenda una serie di competenze e di disponibilità strumentali che spaziano dall’inquadramento clinico all’elettroencefalografia complessa, alle neuroimmaging e alla genetica, che sta prendendo sempre più piede in questo ambito”. C’è una certa aspettativa sugli sviluppi della “medicina territoriale, con le Case di comunità dove possono operare medici di medicina generale, specialisti neurologi e personale infermieristico come l’epilepsy nurse, cioè l’infermiere specializzato in epilessia &#8211; conclude &#8211; che si fa carico della comunicazione e dell’intermediazione con lo specialista in molti ambiti, dalla cura domiciliare alla gestione delle terapie, fino all’osservazione di fenomeni clinici da sottoporre allo specialista”. </p>]]></content:encoded>
					
		
		
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