Variante indiana: cosa dicono Bassetti, Ricciardi e Gismondo

06/07/2022

(Adnkronos) – Variante indiana, o Omicron 5, nel mirino degli esperti. Se da una parte si invita alla prudenza contro ogni allarmismo sul virus che si sta diffondendo velocemente negli altri Paesi, dall’altra l’attenzione è focalizzata sulla massiccia contagiosità della nuova sottovariante BA.2.75. Ecco cosa dicono in Italia gli esperti, da Massimo Ciccozzi a Matteo Bassetti, passando per Walter Ricciardi, Fabrizio Pregliasco e Maria Rita Gismondo. 

CICCOZZI – Sulla nuova sottovariante “non ci sono ancora dati scientifici che ci dimostrano una maggiore contagiosità rispetto a Omicron 5. Noi la stiamo già studiando ma è presto per azzardare una conclusione. Visto che i dati sono scarsi, eviterei di fare confusione e generare allarmismo in una situazione già delicata”. Così all’Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia della facoltà di Medicina e chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma. “Non abbiamo un calcolo dei potenziali di membrana di questa sottovariante – aggiunge Ciccozzi – che potrebbe essere più contagiosa ma da qui a dire che è già 5 volte più contagiosa ce ne passa. E sulla letalità non c’è proprio nessun dato. Quindi stiamo calmi, studiamo e cerchiamo di capire. Può essere una cosa importante o può essere come la Omicron 3 che è apparsa e scomparsa”. Secondo Ciccozzi “arriveranno altre sottovarianti e molte con ‘escape’ immunologico, il virus per sopravvivere in una popolazione vaccinata o che ha già fatto la malattia deve modificarsi. Noi dobbiamo studiare questi passaggi ed essere pronti”.
 

BASSETTI – “Sembra l’inizio di un nuovo problema perché il numero di mutazioni che colpiscono questa nuova variante” del coronavirus “è impressionante”. Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova. “E’ un virus molto mutato e questo porterà a un aumento importante della contagiosità e non è un fatto positivo perché vorrà dire avere indice R0 che rischia di essere oltre 20 – dice Bassetti – Potrebbe essere più contagioso del virus respiratorio più pericoloso. Però è difficile prevedere a tavolino, in laboratorio e sulla base di questi dati, la pericolosità di Ba.2.75. Le 45 mutazioni in comune con la Ba.2 e poi altre 15 diverse, quindi circa 60 in totale, fanno pensare che possa essere in grado di eludere le difese immunitarie dei vaccini e quelle naturali. Ma fino ad oggi tutte le mutazioni delle varianti non hanno dato forme più gravi di Covid”. 

“Le varianti ci saranno sempre e continueranno ad emergere, ci dobbiamo abituare e convivere con un sali e scendi della curva dei positivi”, conclude Bassetti.
 

PREGLIASCO – La nuova sottovariante Omicron BA.2.75, segnalata in India, “si sta già vedendo in giro per il mondo, per esempio in Oceania e in Inghilterra, quindi l’arrivo anche da noi in Italia potrebbe essere molto rapido” considerando la super contagiosità descritta per questa ennesima ‘versione’ di Sars-CoV-2. Prevede che dovremo farci i conti in fretta il virologo Fabrizio Pregliasco, sentito dall’Adnkronos Salute. 

Per il docente di Igiene all’università Statale di Milano, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi, si profila “un’altra ondulazione nell’ambito di quell’andamento che ho descritto più volte come un susseguirsi di discese e risalite”. La convivenza con il coronavirus sarà caratterizzata secondo Pregliasco da “un andamento endemico, ma non tranquillo. Questo virus non è una presenza ‘banale'”, avverte. Tornando alla nuova sottovariante, restano comunque “ancora da capire le caratteristiche della malattia che provoca – puntualizza il virologo – E’ però un’ulteriore conferma dell’evoluzione di Sars-CoV-2”.
 

RICCIARDI – “I dati che arrivano dall’India sulla nuova variante covid BA.2.75 non sono incoraggianti perché descrivono una mutazione in cui c’è una modifica strutturale della proteina Spike. E si tratterebbe di una variante ancora più contagiosa” nel quadro attualmente dominato da Omicron 5. A dirlo all’Adnkronos Salute Walter Ricciardi, docente di Igiene all’università Cattolica e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. “Dobbiamo però aspettare per saperne di più. Servono più dati e dobbiamo attendere per capire cosa succederà, innanzitutto in India, dove è stata isolata”, aggiunge. “Dovremmo capire se questa variante – continua – ha i presupposti per diventare dominante, per diffondersi. I primi dati sicuramente ci preoccupano, ma per ora serve una fase di osservazione”, evidenzia Ricciardi. 

Nulla di inatteso nei numeri Covid elevati di questi giorni in Italia: “Sono il risultato delle decisioni prese negli ultimi mesi”. Quando si “rimuovono le mascherine nei luoghi chiusi, si autorizzano eventi affollati all’aperto e al chiuso, si toglie la mascherina in aereo, si incoraggia una socialità pericolosa con il virus più contagioso sulla faccia della terra, cosa dovremmo aspettarci di diverso?”. 

Per Ricciardi “c’è una conseguenza delle scelte. Con questo virus contagiosissimo invece di alzare le barriere le abbiamo rimosse. E questo non può portare ad altro che a una ripresa della pandemia”.
 

GISMONDO – La nuova sottovariante è il segno che ci avviamo “alla classica endemizzazione” virale, secondo la microbiologa Maria Rita Gismondo. “A questo stiamo assistendo – spiega all’Adnkronos Salute – se il trend evolutivo di Sars-CoV-2 continua così. Ce lo dice la storia delle pandemie: i virus diventano molto più contagiosi, ma si attenua la loro patogenicità”, sottolinea la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, convinta che il nuovo mutante “sicuramente arriverà anche in Italia, così come è arrivato in altri Paesi dell’Occidente. E’ impossibile escludere che arriverà anche da noi” perché “i virus non conoscono il concetto di confine”, ribadisce Gismondo. BA.2.75 “sembra sia molto più contagiosa”, conferma l’esperta, “anche se queste notizie ci arrivano dall’India – osserva – dove le condizioni igienico-sanitarie certo non sono confrontabili con le nostre”. In ogni caso, “non credo si possa parlare di un nuovo problema per l’estate o per l’autunno”, rassicura Gismondo, bensì appunto di un ulteriore passo sulla strada che dalla pandemia porta all’endemia. 

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