Assindatcolf, 25% badanti non è vaccinato ma continua a lavorare in assenza di controlli

08/11/2021

“Attualmente la situazione è abbastanza tranquilla, nel concreto ci sono poche famiglie, massimo un centinaio tra i nostri iscritti, che hanno sospeso il rapporto di lavoro con i propri badanti. Il 70-75% dei badanti è vaccinato e il 20-25%, pur se non vaccinato, va a lavorare perché le famiglie non fanno i controlli”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia A
ndrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico.
 

“Le famiglie – fa notare – sono in difficoltà e abbiamo chiesto di semplificare le procedure. Chiediamo che l’Inps faccia le verifiche e comunichi al datore di lavoro se c’è o no il green pass”. 

“In pratica – spiega – se l’azienda delega un proprio impiegato a fare le verifiche, la nostra idea sarebbe che ogni singola famiglia che lo ritiene deleghi l’Inps a fare la verifica. E se nel corso della verifica l’Istituto vede che non c’è il green pass lo comunichi alla famiglia”.  

“In materia di vaccini esteri siamo soddisfatti che sia stata data soluzione a uno dei temi che avevamo posto”. Lo dice commentando l’autorizzazione dei vaccini stranieri in Italia.  

“Avrà dei tempi – osserva – leggermente più lunghi perché non è un provvedimento burocratico come è stato fatto per San Marino, ovviamente. Prima deve essere fatta la domanda di vaccinazione, poi deve essere inoculata la terza dose e poi devono passare 15 giorni per ottenere il green pass”.  

“Però – avverte Zini – è una soluzione; la nostra teoria è proprio che si trattava di lavoratori vaccinati che non potevano essere trattati allo stesso modo di quelli che non hanno il green pass o che non lo vogliono avere”.  

“Nel corso della presentazione del Dossier statistico immigrazione 2021, che si terrà giovedì prossimo al Cnel – anticipa all’Adnkronos/Labitalia – solleveremo il tema sul fatto che il settore è in aumento come numeri, perché dal 2019 al 2020 ci sono state 65mila nuove assunzioni in più, e un aumento in termini di fabbisogno perché da un punto di vista pratico si invecchia di più che va a contrastare con la crisi di disponibilità di lavoratori”.  

“Nel 2020-2021- ricorda – la grande colpa è stata quella delle frontiere chiuse e, quindi, l’immigrazione, soprattutto quella irregolare, che poi si riversava nel lavoro domestico, non c’è stata. D’altro canto, è una tendenza che già negli ultimi dieci anni, dal 2010 al 2019, avevamo rilevato: cioè c’era una diminuzione di afflusso di lavoratori stranieri che si dedicano al settore”. 

“Il rischio – avverte – è che per il 2030 ci siano delle scoperture notevoli rispetto alle esigenze. Ci sono delle politiche che potrebbero essere messe in campo e sono soprattutto la formazione e l’attrazione verso questo lavoro”. 

 

 

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