Colesterolo alto, con terapia a dosi fisse risparmi per 105 mln l’anno

05/07/2022

(Adnkronos) –
Un risparmio di circa 105 milioni di euro all’anno per il Servizio sanitario nazionale. Secondo uno studio condotto dal Centro di ricerche Save (Studi analisi valutazioni economiche) insieme all’università di Pavia, promosso da Sandoz, è questo il risultato possibile se fra i pazienti con ipercolesterolemia primaria fosse più diffuso l’uso della terapia a dosi fisse: una sola compressa che combina due principi attivi contro il colesterolo alto, per esempio atorvastatina ed ezetimibe. Un trattamento che, oltre ad aumentare l’aderenza terapeutica, ridurre gli eventi cardiovascolari e migliorare la qualità di vita di chi la assume, produrrebbe dunque vantaggi anche per le casse del Ssn. 

Le dislipidemie – sottolinea in una nota Sandoz, divisione della svizzera Novartis dedicata ai farmaci equivalenti e biosimilari – costituiscono un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie coronariche; un rischio che viene tenuto sotto controllo con terapie d’elezione come gli ipolipemizzanti orali, fra cui le statine, che possono essere associate a ezetimibe. Spesso però i pazienti presentano anche altre patologie e sono costretti a prendere ogni giorno molti farmaci diversi. Il colesterolo alto, peraltro, non è percepito come un fattore di rischio grave per la salute cardiovascolare poiché non provoca sintomi immediati. Ecco perché sovente la terapia contro l’ipercolesterolemia è considerata meno indispensabile di altre. Risultato: solo il 42% dei pazienti che assume farmaci ipolipemizzanti lo fa nella dose corretta. In questo contesto, numerose ricerche dimostrano come la semplificazione della terapia migliori l’aderenza e, di conseguenza, diminuisca il numero di eventi cardiovascolari come infarto, ictus o morte cardiaca improvvisa. Ora lo studio coordinato da Giacomo M. Bruno, del Dipartimento di Scienze del farmaco dell’università di Pavia, pubblicato su ‘Clinico Economics’, dà anche un valore economico al fenomeno.  

“Partendo dalla stima della popolazione di pazienti che potrebbe avvalersi della combinazione a dose fissa – spiega Bruno – abbiamo considerato i costi relativi a eventi cardiovascolari con o senza complicanze, rapportati al livello di aderenza alle terapie. Le complicanze, infatti, sono spesso molto onerose per il sistema sanitario perché questi pazienti devono ricorrere a terapia intensiva o a chirurgia. Secondo i nostri calcoli, l’adozione della singola compressa porta a una riduzione degli eventi dovuta alla maggior aderenza e quindi a un risparmio annuo fra i 248 e i 304 euro a paziente. La valutazione farmacoeconomica ha ovviamente considerato anche l’impatto del costo del farmaco, in questo caso molto contenuto. A differenza della maggior parte degli studi che hanno come obiettivo la valutazione del valore economico di una terapia, i principi attivi di cui stiamo parlando, atorvastatina ed ezetimibe, sono fuori brevetto e quindi l’impatto del costo del farmaco è praticamente nullo”. 

In Italia – ricorda la nota – le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte, con circa 220mila decessi all’anno: oltre 62mila sono causati da malattie ischemiche del cuore, quasi 54mila da altre malattie del cuore e oltre 55mila da malattie cerebrovascolari. Il colesterolo alto, in particolar modo i livelli di Ldl (il cosiddetto colesterolo ‘cattivo’), è considerato un fattore di rischio importante per lo sviluppo di infarto, ictus o morte cardiaca improvvisa. A seconda della maggiore probabilità di morte legata alla presenza di diversi fattori di rischio, le linee guida della Società europea di cardiologia prevedono di abbassare il colesterolo Ldl al di sotto di 70mg/dl se il rischio è considerato elevato, e al di sotto di 55mg/dl se molto elevato. 

“Le associazioni fisse mettono insieme due farmaci che agiscono in maniera diversa sui livelli di colesterolo: le statine ne inibiscono la produzione, l’ezetimibe invece agisce sull’assorbimento – evidenzia Furio Colivicchi, direttore Uoc Cardiologia dell’ospedale San Filippo Neri a Roma e presidente dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) – La loro azione è sinergica, il che vuol dire che l’efficacia è maggiore della somma delle due azioni. Infatti, i pazienti in trattamento con questi farmaci hanno un abbassamento del colesterolo Ldl del 50-60%. Usando una sola compressa abbiamo un vantaggio per il paziente e favoriamo la corrispondenza fra il suo comportamento e la prescrizione del medico, migliorando così le sue condizioni di salute e abbassando il rischio di eventi cardiovascolari”. 

Una situazione ‘win-win’ – rimarcano gli esperti – dove al vantaggio per il paziente corrisponde un beneficio in tempo reale anche per il sistema sanitario nazionale. “Favorire l’accesso alle terapie a tutti quelli che ne hanno bisogno nel rispetto degli standard di qualità ed efficacia. E’ questo l’obiettivo di Sandoz che è al fianco dei pazienti italiani con soluzioni sostenibili che migliorano l’aderenza e l’efficacia della cura – dichiara Paolo Fedeli, Medical Director di Sandoz Italia – Siamo orgogliosi di continuare a proporre opzioni di cura che permettono di migliorare la vita delle persone, rispondendo ai loro bisogni ancora insoddisfatti e contribuendo al contempo alla sostenibilità del sistema sanitario”.  

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