Green pass Italia fino a 12 mesi, cosa pensano gli esperti

25/08/2021

Green pass Italia prolungato da 9 a 12 mesi, sì o no? E va bene davvero per tutti? A rispondere sono gli esperti – immunologi, virologi, igienisti -, che commentano la probabile scelta sul tavolo del governo riguardo al certificato digitale verde. 

BASSETTI – “Sono stato il primo a dire che bisognava portare il Green pass a 12 mesi, quindi l’ipotesi di un prolungamento della scadenza mi pare una scelta corretta. Ovviamente questo solo per chi è vaccinato con due dosi, assolutamente no invece per chi è guarito e non si è ancora immunizzato o ha deciso di non fare il vaccino. Per quest’ultimi, dopo la verifica degli anticorpi, la durata del Green pass potrebbe rimanere di 9 mesi”, sottolinea all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. 

MINELLI – “Da un punto di vista strettamente immunologico non si sta procedendo esattamente secondo i canoni della medicina personalizzata. Capisco che può essere difficile creare un Green pass ‘ritagliato’ sulle condizioni della singola persona, però non possiamo non tenere conto delle diverse storie individuali e dei livelli di immunità che sono stati raggiunti”. Ad affermarlo all’Adnkronos Salute è l’immunologo clinico e allergologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. 

“Un conto sono le persone che stanno affrontando una terapia oncologica o gli immunodepressi, per loro potrebbe esserci bisogno di un rinnovo del Green pass anche a 3-6 mesi, altro è chi ha avuto la malattia e magari si è anche vaccinato. Per questi ultimi la durata del Green pass potrebbe essere anche più di un anno”, osserva l’immunologo. 

“Quindi la regola fissa che il certificato dura un anno o sei mesi, dal punto di vista dell’immunologia clinica non regge e tanto meno anche per la medicina personalizzata. Laddove possibile, visto che abbiamo lo strumento del monitoraggio degli anticorpi, utilizziamolo e mettiamolo magari come obbligatorio. Le Asl – suggerisce Minelli – potrebbero monitorare l’andamento del vaccino prima di decidere anche quando si dovrà fare la terza dose, ammesso che si dovrà fare per forza, e cominciamo a fare lo screening delle varie situazioni per valutare la durata degli anticorpi e capire quanto può durare il Green pass”. 

SIGNORELLI – “La proposta di prolungare a 12 mesi la validità del Green pass ha una logica scientifica, c’è un’obiettiva necessità operativa e nei prossimo 3 o 4 mesi c’è anche la speranza che possa arrivare un vaccino per il richiamo più efficace nei confronti delle varianti. Per questi tre motivi ritengo che una decisione in questo senso sia giusta”, spiega all’Adnkronos Salute Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.  

Dal punto di vista scientifico “non ci sono evidenze che a 9 mesi dalla conclusione del ciclo vaccinale non ci sia più la protezione verso le forme gravi di malattia. Ormai lo stiamo vedendo. Dunque, ci sono le basi scientifiche per poter andare in questa direzione. Dal punto di vista operativo, poi, ci permette di prepararci meglio a fare, eventualmente, le terze dosi. A settembre, infatti, c’è ancora da fare per arrivare a quel tetto dell’80%”.  

Signorelli sottolinea che “se fosse stato necessario fare subito la terza dose, perché l’immunità si dimostrava non più sufficiente, allora si sarebbe fatto: diventava una priorità. E si sarebbe aspettato per vaccinare i ragazzi. Ma se questo, in base ai dati della scienza, non rappresenta una priorità meglio completare l’operazione di recupero delle categorie non ancora vaccinate e concentrarsi in un altro momento, tra tre mesi sul richiamo”. 

VAIA – “Io sono nettamente a favore al prolungamento del Green pass anche oltre un anno, dando come priorità certamente ai vaccinati in doppia dose (salvo i guariti che quindi necessitano di una singola dose) ma senza abbandonare il tampone”. Lo sottolinea il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, che aggiunge, “come altri autorevoli colleghi da tempo predicano, sarebbe il caso soprattutto nelle scuole o in altre comunità di riprendere con intensità il tracciamento, uno strumento sempre valido come da noi sostenuto d a sempre”.  

“Non utilizziamo scorciatoie per decisioni surrettizie ma lasciamo libera la scienza di dare il proprio contributo – ricorda Vaia – Una scienza libera, lo ripeterò fino ad essere esausto, da interessi industriali o geopolitici”. 

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