Tutto pronto per la seconda stagione di BioMedical Report

23/09/2021

Tutto pronto per la seconda stagione di BioMedical Report, la rubrica scientifica coordinata dall’immunologo Mauro Minelli responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. In attesa di svelare, di volta in volta, ospiti e temi affrontati dai autorevoli scienziati sul fronte sanitario e della salute in genere, arrivano i prologhi di BioMedical Report, “pillole” video che rappresentano quelle che fino a qualche anno fa avremmo chiamato ‘prove tecniche di trasmissione’. 

E si ricomincia con l’argomento della pandemia e dei suoi aspetti evolutivi con il parere del prof Graziano Pesole, ordinario di Biologia Molecolare all’Università di Bari. 

“I vaccini sono la principale difesa contro la Covid-19 e anche uno scudo prezioso contro la diffusione delle varianti – spiega lo scienziato – ma non bisogna lasciarsi ingannare dai profili delle varianti emergenti. Esse sono frutto della normale evoluzione del virus e si osservano, o si studiano con maggiore attenzione, in ragione di tre parametri ben definiti: la loro maggiore trasmissibilità, l’efficacia della nostra risposta immunitaria nei loro confronti, la maggiore severità del quadro clinico da loro evocato. Oggi in Italia e in Europa vi è – afferma Pesole – la presenza dominante e incontrastata della cosiddetta variante “delta”, quella isolata per la prima volta in India, che ha pressoché eliminato dalla scena tutte le altre varianti, involontariamente garantendoci una sorta di protezione rispetto all’intervento di altre varianti anche più aggressive ma che non stanno trovando, per così dire, strada libera”.  

Alla domanda provocatoria sull’efficacia dei vaccini e sul binario polemico green pass/terze dosi, Pesole risponde che “non vi è nulla di nuovo o di ingestibile circa una minima percentuale di rischio tra i vaccinati con doppia dose, anche perché la copertura dei vaccini è da sempre valutata al 90% e noi abbiamo vaccinato milioni e milioni di persone”. Anche il confronto con ciò che accade in Israele e negli Stati Uniti può essere fuorviante. “Si tratta di Paesi che sono rimasti indietro rispetto all’Italia. Noi abbiamo vaccinato oltre il 70% dell’intera popolazione, loro sono ben al di sotto del 60”, conclude Pesole. 

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