Variante Omicron, Silvestri: “Uscire da ondata di isteria collettiva”

22/12/2021

Su Omicron è necessario recuperare “una discussione seria, pacata, pragmatica e basata sui fatti”. E’ l’invito che il virologo italiano Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, rivolge sulla base degli ultimi dati emersi sulla nuova variante di Sars-CoV-2. Risultati che lo scienziato riassume in un post su Facebook, “nella speranza di poter dare un contributo, magari anche molto modesto – scrive – perché il mio Paese lontano esca da questa ondata di isteria collettiva che sembra averlo preso in queste ultime settimane”. 

“Mentre i media mainstream straparlano di ‘tsunami Omicron’ e quelli ‘alternativi’ delirano di vaccini tossici e di dittatura degli scienziati – spiega il fondatore della pagina social ‘Pillole di ottimismo’ – ci sono tre fatti importanti che stanno emergendo sulla nuova variante Omicron che meriterebbero una seria discussione”.  

Primo fatto: “La letalità calcolata di Covid-Omicron (in gergo tecnico: Infection Fatality Rate, cioè il rapporto tra numero dei decessi e numero dei casi osservati) sembra molto più bassa di quella delle varianti precedenti. Il dato dal Sudafrica su quasi 400mila casi parla di 0,26% di letalità, paragonata al 2,5-4% delle ondate precedenti. Questo nonostante la popolazione sia pienamente vaccinata solo al 26,3% (42% degli adulti). In accordo con questa osservazione, la pressione sulle terapie intensive del Sudafrica, un Paese da 60 milioni di abitanti, rimane bassa, con un totale di 546 letti occupati (molto meno che in Italia)”. 

Secondo fatto evidenziato da Silvestri: “E’ di oggi la notizia dello studio del National Institute for Communicable Diseases del governo sudafricano diretto da Nicole Walter e Cheryl Cohen, secondo cui il rischio di ospedalizzazione nei pazienti che hanno contratto Omicron è il 20% di quello osservato nei pazienti che avevano contratto Delta (per essere chiari, se il rischio di finire in ospedale per Delta fosse stato del 5%, per Omicron sarebbe dell’1%). Nonostante lo studio utilizzi controlli storici (Delta è sparita dal Sudafrica adesso), l’analisi è stata fatta dopo aver corretto per età, sesso ed anamnesi positiva per aver contratto l’infezione in precedenza”.  

Terzo fatto ricordato dal virologo: “E’ dei giorni scorsi lo studio molto interessante della LKS Faculty of Medicine alla Università di Hong Kong, diretto da Michael Chan Chi-wai e John Nicholls, secondo cui la variante Omicron è più efficace nell’infettare le cellule delle alte vie respiratorie e dei bronchi, ma meno efficiente nell’infettare quelle del tessuto polmonare profondo. Questo studio potrebbe rappresentare la base meccanistica della minore severità clinica osservata in Sudafrica, in quanto la polmonite interstiziale con danno alveolare diffuso e conseguenti complicanze sistemiche è l’elemento centrale nella patogenesi del Covid severo”. 

L’auspicio di Silvestri è che “questi dati possano essere usati per rimodulare il nostro approccio legislativo e comunicativo alla pandemia”. 

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