Accorciare il percorso di studio, immettendo nuovi assunti formati dai medici in uscita. La ricetta di Codirp per scongiurare la fuga dei medici dal Servizio Sanitario Pubblico

08/09/2022

Roma, 8 settembre 2022 – Questa la sintesi dell’intervento di Tiziana Cignarelli all’incontro con i politici organizzato oggi a Roma dalla Confederazione Cosmed “Quale futuro per il Welfare”:

“Per la Confederazione della dirigenza pubblica CODIRP è importante ridurre la durata del percorso di studio degli aspiranti medici (eliminando o riducendo numeri chiusi, test di ammissione, etc.), immettendo prima nel mondo del lavoro i neoformati, come avviene nei sistemi europei ed extra europei.  

Con riferimento all’attuale sistema in cui è strutturata e configurata la Sanità pubblica, è necessario invertire la tendenza al ribasso sulle condizioni dei rapporti di lavoro dei medici, ponendo fine alla commistione, quasi sempre  penalizzante per i lavoratori, tra istituti del rapporto di lavoro subordinato e autonomo o parasubordinato. Occorre riprendere e valorizzare gli aspetti utili e favorevoli sia per i medici dipendenti, sia per quelli convenzionati, distinguendo a sua volta tra convenzionati interni (prevalentemente specialistica) ed esterni (medico di famiglia, pediatra). Le prerogative dei rispettivi medici devono essere anzi migliorate sulla base delle esigenze espresse dalle organizzazioni sindacali di categoria e associazioni professionali, uscendo o almeno ridimensionando le tendenze generaliste rivelatesi inefficaci. In questo modo si potrà porre rimedio alla perdita di capacità del Sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Occorre assegnare le posizioni apicali e direzionali direttamente a medici e professionisti, ovvero alle competenze specialistiche, pur nel contemperamento – ma in assoluta equipollenza di poteri, valori, prerogative e retribuzioni con la dirigenza amministrativa, che altrimenti è pura burocrazia – per fare in modo che l’effettività e la complessività  dei poteri e delle funzioni trovino una configurazione uno sviluppo più adeguati. I medici e i professionisti sanitari devono essere prioritari anche nella gestione delle ASL e di tutte le Strutture sanitarie.

Per fare tutto ciò, si deve fermare la deriva di lavoro in condizioni disagiate, senza coperture adeguate di personale, strumentazioni e riconoscimenti normativi ed economici. 

La dirigenza amministrativa classica generalista non può continuare a pretendere primazie e preferenze; non c’è più spazio per la burocrazia, occorrono profili apicali e direzionali professionali, tecnici, equipollenti a quelli amministrativi.

Il PNRR ci ha messo di fronte alle difficoltà che scaturiscono da meccanismi di primazia non supportata da utilità, efficienza e competenze.

Occorre un’equilibrata e virtuosa contaminazione di responsabilità e competenze. Ad esempio, espressioni tipo “Normalità” o “tornare alla normalità”, non può significare “tornare indietro”, come purtroppo in Italia si sta vedendo anche negli ultimi tempi.

E, per contrastare la disaffezione dei medici per il SSN e la fuga verso il privato, crediamo molto nella flessibilità pensionistica in uscita a partire dai 62/63 “anni.

Lo si può fare con il “traghettamento generazionale”: chi vuole uscire prima, prenda in carico il  nuovo assunto con stesse mansioni e si occupi della sua formazione, assumendone la responsabilità .  

Può essere inoltre previsto in tali casi un meccanismo premiale di flessibilità in uscita senza penalizzazioni derivanti da preclusioni, decadenze, incompatibilità, limitazioni, condizionamenti derivanti dall’incredibile, e spesso ingiusta, stratificazione normativa e interpretativa in materia di pensioni”.

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Scritto da: Loredana Ulivi
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