PNRR: CIGNARELLI, APRIRE A MODIFICHE SE NECESSARIO PER RAGGIUNGERE OBIETTIVI

16/12/2022

Un successo l’incontro tra maggioranza e opposizione organizzato ieri a Roma da Flepar

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‘NECESSARI NUCLEI INTERPROFESSIONALI E TERRITORIALI PER ATTUARE PROGETTI’

ROMA, 16 DIC – “Come poter rimediare agli obiettivi non realizzati o difficili da realizzare? L’Europa ha aperto ad altri Paesi, per situazioni oggettive e non particolari, di poter cambiare qualcosa nei termini per il completamento degli stessi. Si potrebbe quindi provare a introdurre calibrate ipotesi di modifica per riuscire a completare il PNRR. Che ci siano delle difficoltà nell’attuazione del Pnrr è evidente. Se ci sono delle cose da cambiare, siano cambiate. Sono anni che si evocano e fanno riforme della Pa, ma quello che ci vuole è una modalità diversa di lavoro della Pubblica amministrazione”.

Così Tiziana Cignarelli, segretaria generale della Flepar, la federazione dei professionisti pubblici, nel corso dell’incontro ‘Rigeneriamo la Pa. Il Pnrr e le sfide europee. Digitalizzazione, semplificazione e competenze per cambiare l’Italia.’, che si è svolto presso la Sala Europe Experience – Davide Sassoli a Roma e che ha visto confrontarsi esponenti della maggioranza e dell’opposizione, insieme a tecnici ed esperti del settore. Per la segretaria Flepar serve poi ‘Un forte investimento sulle competenze. L’esperienza dei recenti concorsi nella PA non ha portato esiti positivi. Molti giovani professionisti (avvocati, ingegneri, chimici, statistici, etc), stanno rinunciando all’assunzione nelle pubbliche amministrazioni. Ciò è dovuto certo a questioni retributive, ma anche alle complesse possibilità di poter incidere in autonomia e con responsabilità in un sistema gerarchico ancora troppo macchinoso. Il giovane professionista che entra nel pubblico deve avere anche un ambito decisionale”. “Lo smart working – per Cignarelli – è una modalità di lavoro che ha funzionato e funzionerebbe anche nella Pa e che, in pieno lockdown, ha contribuito a tenere il Paese e a farlo funzionare. Un ruolo assolto meglio di un certo mondo privato che si è trovato in molti casi incapace di dare risposte nell’emergenza. I contributi a famiglie e lavoratori, ad esempio, sono arrivati proprio grazie al sistema pubblico, non certo grazie alle banche”, ha aggiunto. Molte quindi le proposte avanzate a Governo e Parlamento dalla Flepar. Tra queste emerge quella di creare dei nuclei interprofessionali, interdisciplinari e territoriali, competenze pubbliche che riescano a dare vere risposte operative sui progetti previsti del Pnrr e che siano vicine ai territori. Una sfida che la Pa deve accettare. Un modello al quale fare ricorso, da aggiornare evidentemente, può essere però quello previsto nel decreto Sacconi del 28 marzo 2011.

Al dibattito sono intervenuti anche esponenti della maggioranza di governo e dell’opposizione. Per la senatrice Elena Murelli, della Lega e componente della Commissione Lavoro, “Serve rinnovare la Pubblica amministrazione nella mentalità e nelle modalità di lavoro, nell’interoperabilità dei sistemi e dei dati formazione e reclutamento di figure professionali, dotare le persone di sistemi IT e aiutarle al cambiamento digitale valorizzando le loro professionalità. Infine, Elena Murelli si è detta d’accordo anche con le recenti dichiarazioni del Ministro Zangrillo sullo smart working nella PA che andrebbe accompagnato con sistemi di valutazione Management by Objective, ha aggiunto. Barbara Guidolin del M5S della Commissione Lavoro Senato, si è soffermata soprattutto sul tema della sanità dove “la persona deve tornare al centro del servizio offerto. La qualità è data anche da una semplificazione dei sistemi organizzativi delle varie Pa e della sanità in particolare, uno dei settori toccato maggiormente dal Pnrr. Si pensi al tema della telemedicina rispetto al quale sono alte le aspettative dei cittadini e rispetto alla quale il Pnrr può migliorare davvero la vita dei cittadini.”  Anche Luca Bianchi, direttore della Svimez, intervenuto al dibattito ha evidenziato un punto debole del Pnrr, individuato nell’aver utilizzato “un modello dei bandi competitivi in cui si mettono a concorrenza le amministrazioni locali, ma la geografia degli interventi riflette più le capacità amministrative che il reale fabbisogno”. Per quanto riguarda la PA, abbiamo il paradosso per cui la riforma è uno degli obiettivi del Pnrr, ma allo stesso tempo le qualità della PA sono una condizione per la realizzazione del Pnrr, le cui modifiche – rischiano per Bianchi – di essere una perdita di tempo”. Per Antonio Naddeo presidente dell’Aran lo smart working va visto come un modello organizzativo da rivedere all’interno delle amministrazioni, che devono cambiare le proprie organizzazioni in relazione a questa modalità, non legata solo a percentuali, ma che certamente può incidere sulle competenze e sulle persone che davvero sono utili alle amministrazioni. Sul Pnrr per Naddeo sarebbe stato utile “fare un processo inverso, cioè andare a vedere da vicino quali erano i fabbisogni delle amministrazioni e delle competenze di cui hanno bisogno e prevedere le risorse e non il contrario. Per Guglielmo Loy, presidente del Civ Inail, “Difronte a nove punti di differenziale sulla digitalizzazione del Paese rispetto alla media europea, è evidente ci sia un gap da recuperare territorialmente, dal punto di vista generazionale e nella PA. L’obiettivo del Pnrr di ridurre questo divario è giusto e doveroso, tra questi c’è quello di avviare un processo di sinergia nella PA.” All’incontro sono intervenuti anche Chiara Gribaudo deputata del Pd in Commissione Lavoro e Maria Angela Danzì europarlamentare del M5S. 

Scritto da: Loredana Ulivi
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