Di Battista e il tumore al cervello, il neurochirurgo: “Non è una diagnosi senza speranza”

01/10/2026

(Adnkronos) – “Parlare di tumori cerebrali” come ha fatto Alessandro Di Battista in un’intervista a La7, a cui ha raccontato di essere stato operato a Cuba dove i medici “mi hanno asportato quasi tutto il tumore. E adesso farò le cure sperando che funzionino”, “non deve spaventare e non significa necessariamente parlare di una malattia dall’esito infausto”. Così all’Adnkronos Salute Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia (Sinch), direttore della Neurochirurgia dell’università di Catania e del Centro di ricerca interdisciplinare Diagnosi e Terapia dei tumori cerebrali di Catania, commenta le dichiarazioni rilasciate dall’ex parlamentare 5Stelle a ‘Di Martedì’. 

Esistono molti tipi di tumori cerebrali, che non possono essere semplicemente distinti in benigni e maligni. Ci sono numerosi sottotipi, così come accade, per esempio, per il tumore del polmone, e ciascuno presenta caratteristiche biologiche e molecolari differenti”.  

 

Per Barbagallo, è importante che il paziente abbia consapevolezza della propria malattia e delle possibilità di cura. “Di Battista – spiega – ha raccontato di essere a conoscenza della propria condizione e delle possibilità di trattamento e ha dimostrato di voler affrontare il percorso di cura, chiarendo di non voler fare politica al momento proprio per dedicarsi alle cure. È un percorso che non si limita necessariamente all’intervento chirurgico, ma può comprendere anche altre terapie, come radioterapia, chemioterapia e, in alcuni casi, immunoterapia”. Il messaggio, secondo il neurochirurgo, può contribuire a far comprendere che anche per i tumori cerebrali esistono situazioni molto diverse tra loro. “Così come siamo abituati a parlare di tumore del polmone o della mammella e sappiamo che in molti casi si può convivere con la malattia per molti anni, anche per i tumori cerebrali è importante sapere che esistono numerosi tipi di tumore e che molti possono essere trattati chirurgicamente. I reparti di Neurochirurgia italiani sono attrezzati per affrontare questi interventi”. 

“Dopo l’intervento è necessario proseguire con le cure. È quindi fondamentale – rimarca Barbagallo – conoscere non solo l’esame istologico, cioè le caratteristiche del tumore osservate al microscopio, ma anche il suo profilo biomolecolare. Queste informazioni permettono di definire meglio la malattia e di individuare il percorso terapeutico più appropriato, che può comprendere radioterapia, chemioterapia o immunoterapia”.  

 

La chirurgia, precisa il segretario generale della Sinch, “è nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tumore che rimane dopo l’intervento può infatti influenzare il successivo trattamento con radioterapia o altre terapie”. L’obiettivo dell’intervento neurochirurgico, sottolinea lo specialista, non è però soltanto rimuovere il tumore. “La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente, evitando, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici. Oggi nei reparti di Neurochirurgia italiani sono disponibili strumenti e tecnologie avanzate che aiutano a raggiungere questo obiettivo”. Infine, l’età. “È un fattore importante nella valutazione del paziente, ma l’età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all’intervento. Molti tumori cerebrali, infatti, si manifestano proprio nella popolazione sopra i 60 anni. La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso, considerando le condizioni generali della persona e le caratteristiche del tumore”, conclude Barbagallo.  

La chirurgia, precisa il segretario generale della Sinch, “è nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tumore che rimane dopo l’intervento può infatti influenzare il successivo trattamento con radioterapia o altre terapie”. L’obiettivo dell’intervento neurochirurgico, sottolinea lo specialista, non è però soltanto rimuovere il tumore. “La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente, evitando, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici. Oggi nei reparti di Neurochirurgia italiani sono disponibili strumenti e tecnologie avanzate che aiutano a raggiungere questo obiettivo”. Infine, l’età. “È un fattore importante nella valutazione del paziente, ma l’età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all’intervento. Molti tumori cerebrali, infatti, si manifestano proprio nella popolazione sopra i 60 anni. La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso, considerando le condizioni generali della persona e le caratteristiche del tumore”, conclude Barbagallo.  

Scritto da: gsangregorio
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